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Monologo di Meloni sull’ammiraglia di casa Berlusconi: “L’Iran la smetta coi raid”. Poi solo referendum

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E venne il giorno in cui Meloni la pontiera espresso il suo verbo. Dopo essere stata zitta per giorni, bisogna pur riflettere, è la rete ammiraglia di casa Berlusconi ad accoglierla per permettere di dire le poche cose che è in grado di dire sull’attacco USA-Israele. Tutte cose che sappiamo già, perché ci informiamo dai giornali e all’informazione che non ce la racconta, e che Meloni ripete ad uso strettamente istituzionale, nella sede opportuna (una televisione commerciale di proprietà della famiglia che controlla uno dei suoi partner di governo, più trasparente di così). Così da essere sicura di non avere domande scomode. In realtà alla domanda su Crosetto a Dubai per questioni famigliari e, ingenuamente, senza scorta Meloni si stizzisce e la risposta è secca: “Crosetto non ha mai smesso di fare il proprio lavoro”. Che nulla aveva a che fare con la domanda.

Poi le solite cose: USA e Israele hanno attaccato senza avvisare i partner europei (figurarsi l’Italia che conta sempre meno, ndr), la situazione è delicata, un volo spericolato condito da “questa crisi è figlia della crisi dell’Ucraina” (senza nominare l’invasione unilaterale di Putin, che Salvini e Vannacci non si incazzino), e il trionfo finale con tanto di “Iran la smetta con i raid” dopo avere affermato, senza che ci siano prove, in perfetta consonanza con Trump, che gli iraniani stavano preparando missili pronti a colpire l’Europa. Una simile sequela di potenziali panzane venne montata (e distrutta) ai tempi di Saddam Hussein che stava costruendo armi chimiche e batteriologiche letali. Non se ne trovò traccia, ma è un dettaglio.

Poi siccome ci sono cose più importanti tipo il referendum – cosa volete che sia una guerra di fronte all’assoluto? – perché mentre il mondo cade a pezzi bisogna pensare ai possibili conflitti di interessi dei magistrati (chissà come mai se c’è tutta questa commistione spesso i giudici sbugiardano i PM decidendo per sentenze contrarie? Nessuno ce l’ha ancora spiegato), sul referendum bisogna virare.
E qui la presidente del Consiglio tira fuori il meglio di sé e la racconta benissimo. Riesce persino a dire che i cittadini avranno benefici (inimmaginabili diciamo), saranno più liberi (e quindi si cambiano dieci articoli della Costituzione) se voteranno  al referendum in una lunghissima seconda parte d’intervista che, presidente del Consiglio in primo piano e in totale modo influencer cerca di essere convincente. Non ci riesce granché. E il linguaggio del corpo racconta più di quel che dice.

Così ci pensano i giornalisti di famiglia a raccomandare agli elettori di destra, che sono la loro audience a raccomandare ai cittadini che riceveranno enormi benefici dal al referendum di andare a votare, perché – tocca scriverlo – la maggioranza di governo è nervosa dato che al popolo che l’ha votata, aficionados a parte, pare che la questione referendaria interessi meno di quanto vendono quotidianamente da ogni rete e quotidiano possibile, dell’enorme network informativo che hanno a disposizione (e dove le opposizioni hanno sempre meno spazio).

 

 

(3 marzo 2026)

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