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Frasi fatte “cotte e servite” e pregiudizi “prêt-à-porter”: contro il “gender” [sic] un’altra delle epiche battaglie di civiltà leghiste

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di G.G., #Lopinione

“Il Progetto Genderful-Corpi/Identità promuove il concetto ideologico [sic] dell’identità di genere e coinvolge le classi medie Franchini di Santarcangelo. Inopportuno il sostegno della Regione Emilia-Romagna. Presenterò una interrogazione per capire se ci sono stati finanziamenti regionali”, basterebbe questo concetto, espresso con la quieta semplicità dei forti a dare la dimensione della vacuità della proposta politica leghista, praticamente inesistente, tanto inesistente da avere portato i vari Montevecchi, Salvini, Ceccardi, Michetti, Borgonzoni, tutti pezzi da novanta del leghismo ideologico delle realtà parallele (quelle sì, “ideologiche”), a perdere tutte le elezioni possibili.

E’ evidente che la sconfitta bruci e che si reagisca, in mancanza di altri mezzi politici, con il gettare sul piatto dell’inconsistenza ogni argomento paia utile alla causa leghista e agli interventi inconsistenti di consiglieri ai quali non par vero di essere in una posizione dalla quale poter dire “presenterò un’interrogazione”. Alla quale si risponderà e l’interrogatore sarà risposto. Fine della storia.

Dopo l’emendamento pilloniano alla legge di Bilancio che dovrebbe punire col carcere coloro che praticano la fecondazione assistita, ecco la teocrazia leghista all’assalto di altre libertà individuali con gli arguti interventi di inesperti consiglieri che praticano la frase fatta come il loro capo brandisce i rosari alla bisogna, travolti dall’acriticità e dal pregiudizio mentre si arrogano il diritto di entrare nell’interiorità e nel disagio delle persone, riducendone le sofferenze legate al sentirsi altro da ciò che si è, a ideologia: proprio come la Lega ha trasformato in ideologie le intolleranze che serve a pranzo e a cena ad uso del giovane consigliere del momento.

Varrebbe la pena ricordare gli innumerevoli e taciuti casi di intersessualità alla nascita corretti chirurgicamente, senza che nessuno ne faccia cenno, per fare luce sulla cecità di chi apre la bocca e le dà fiato e sui silenzi, anche istituzionali e anche delle sinistre, su una condizione incompresa e giudicata in nome del proprio ruolo politico; l’opinione personale trasformata in opinione politica di Montevecchi sulla bocciatura del Ddl Zan e sui perché di quella bocciatura non possono nemmeno essere citati per rispetto al giovin consigliere o delle granitiche convinzioni che direttamente discendono – consigliere e opinioni – dalle altrettanto granitiche convinzioni di Salvini – che è quel ministro dell’Interno che promuove un prefetto, poi quando questo ha un problema scarica la responsabilità su Lamorgese.

Dopo la promozione del prefetto anti-Riace, ma oggi è colpa di Lamorgese, ecco a voi, pubblico plaudente, un’altra delle epiche battaglie di civiltà leghiste.

P.S. …si leggessero Saramago.

 

(12 dicembre 2021)

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