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La tristissima omofobia del prete che solleva dall’incarico un educatore perché gay. Accade a Cesena

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“Chi sono io per giudicare”, le parole di Papa Francesco ribadite, in forme diverse ma sempre inequivocabili, sul rapporto tra Chiesa e persone LGBTQI+. E invece oggi ci chiediamo: “Chi è lui per giudicare?”. Dovrebbe ricordarle sempre il parroco di Cesena che ha sollevato dall’incarico di educatore del centro estivo un ragazzo dopo aver scoperto della sua omosessualità. “Inadatto al ruolo di educatore” e demansionato a semplice organizzatore.

Peccato che le discriminazioni sul lavoro basate sull’orientamento sessuale siano vietate dalla legge (l’unica legge contro l’omofobia che c’è in Italia purtroppo) e che il ragazzo può rivolgersi a noi di Arcigay e anche alla consigliera di parità provinciale per far valere le sue ragioni. Tra l’altro non se è stato riconfermato evidentemente non ci sono stati mai dubbi rispetto alla qualità del suo lavoro e lo dimostra la partecipazione di decine di famiglie al centro estivo, e forse a loro si sarebbe dovuto chiedere cosa ne pensavano di questa decisione. Tanto dovrebbe bastare, ma di questi tempi occorre dirlo forte: ragazzi e ragazze LGBTQI+ non devono nascondersi e possono essere e sono spesso eccellenti educatori ed educatrici, maestre e maestri, insegnanti oltre che genitori  – come ampiamente sostenuto e dimostrato dalla ricerca in psicologia degli ultimi 40 anni.

Se c’è qualcosa di gravemente diseducativo in questa vicenda è il comportamento del parroco che DIS-educa a una società aperta, rispettosa, all’insegna delle relazioni e del riconoscimento, si priva di risorse umane in nome di una ideologia oscurantista e pregna di pregiudizi. Non dovrebbe certo essere questo un buon esempio di vita. Se invece di condividere col mondo il suo amore questo ragazzo si fosse nascosto e mimetizzato come siamo costretti a fare da millenni forse tutto questo non sarebbe successo, ma avrebbe rinunciato al suo fondamentale diritto di espressione e anche diritto umano di essere felice e di vivere la sua vita in serenità. Forse è proprio questo buon esempio di vita che il parroco voleva impedire di mostrare.

“Ama e fa’ ciò che vuoi” diceva Sant’Agostino, ma solo come vuole il parroco altrimenti sei fuori. Una posizione indegna e inadeguata al mondo di oggi dove le persone LGBTQI+ non nascondono più di quello che sono, e il parroco dovrà farsene una ragione perché i tempi della vergogna e del disonore sono passati per sempre. Un abbraccio e tanta solidarietà all’educatore discriminato, perché ha dimostrato di essere un vero educatore e quei bambini e bambine del centro estivo sarebbero stati fortunati a crescere con lui.

Così una nota di Arcigay Rimini inviata in redazione.

 

(21 giugno 2023)

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