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L’inconfessabile sogno di un muro tra immigrazione e conflitto ucraino nelle discussioni da bar dei nuovi politologi

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di Vanni Sgaravatti

Perché equiparare Ucraina e Russia nelle responsabilità del conflitto, di fatto, mondiale, in corso può equiparabile alla visione di molti conservatori di destra e di sinistra sull’immigrazione ed è sempre una questione di muri? Dal punto di vista delle ragioni dichiarate che stanno dietro al sentimento di molti europei nell’equiparare le parti in conflitto (“no Russia, no Nato”, per intendersi) ci stanno assunti illogici e irreali.

Ad esempio: “Anche gli Americani perseguono obiettivi egemonici”. Aiutiamo forse gli Ucraini perché i Russi sono i primi dell’hit parade dell’imperialismo egemonico nei decenni o nei secoli?. “Gli americani appoggiano l’Ucraina per i loro interessi”: perché chi cerca e trova alleati pensa che siano tali per atti di amore e di bontà verso di loro? Non ci si allea da sempre sulla base di comuni interessi e obiettivi? I Russi con i Cinesi, gli Ucraini con gli Occidentali.

Si dice: “Anche gli americani e gli occidentali hanno provocato la Russia, che alla fine è stata costretta a reagire”? Ma, le famose ribellioni delle piazze ucraine sono state organizzate da agenti americani? Yanukovich, scappato dopo gli scandali di corruzione e alleanze con Putin era stato cacciato da agenti della Cia?

La Russia non può competere con gli occidentali in termine di potere seduttivo del benessere economico della popolazione. Hanno forse i Russi la stessa libertà degli Italiani? La maggior parte della popolazione russa nelle campagne non ha il bagno in casa. È immaginabile quindi pensare che l’arma con cui la Russia può competere non sia il modello di vita seducente, ma la forza dei soldi e delle armi? I due tipi di influenze sono sullo stesso piano morale?  Forse per noi lo sono, visto che, nella famosa scala di Maslow, abbiamo soddisfatto maggiormente i bisogni di base e possiamo aspirare ad un’autonomia culturale per combattere la mercificazione imperante nelle relazioni occidentali. E quindi, i due poteri egemonici possiamo metterli nello stesso piano (nel vissuto inconscio, non nei discorsi che si fanno, ovviamente). Assomiglia un po’ al condivisibile grido ambientalista occidentale e come questo può arrivare ai milioni di lavoratori cinesi e indiani che vivono 24 ore nel luogo di lavoro, dormendo in un pagliericcio: “Di cosa parlano?”, potrebbero dire.

Però dietro alle dichiarazioni “no Putin, no Nato” un senso logico e una visione coerente di cui i portatori sono più o meno consapevoli esiste.

L’idea è sempre quella espressa da un mio amico, spazientito per tutta questa retorica antirussa: “E va bene al massimo saremmo russi, cederemo un po’ di territorio (inteso come terriccio, forse) veneto o emiliano, lo chiameremo modenoski, continuerò ad andare a lavorare, al cinema, a leggere, a frequentare i miei amici, la solita vita, insomma”.

Parlando più seriamente è l’idea che sta dietro all’immagine dei tempi andati della cortina di ferro: poniamo un muro, un confine, lo presidiamo, di qua ci siamo noi con il nostro benessere e pure le nostre contestazioni al nostro stesso benessere, quella che ci fa apprezzare i film e le opere di denuncia, al di là ci sono gli altri.

Ci sono sempre stati gli altri, i selvaggi da colonizzare una volta, i poveri da aiutare con quello che strabocca dai nostri piatti pieni oggi, quelli a cui non puoi esportare una democrazia perché hanno una cultura diversa, contrari ai principi di rispetto occidentale degli individui, che una volta si sarebbero chiamati i selvaggi, gli immigrati a cui viene detto che troveranno il bengodi, invece, di dare loro le brioches perché possano avere il diritto di vivere a casa loro.

Poi ci sono tra i conservatori, quelli dichiaratamente di destra, che vanno anche oltre ed a cui, tutto sommato, il modello culturale, sociale e politico di tipo oligarchico non dispiace fino in fondo, perché propongono valori che non sono per loro poi male: le donne stanno a casa, gli uomini sono capofamiglia, ai ladri si tagliano le mani. Il senso è: “che la punizione sia certa”, che suona meglio.

In fondo, non sono passati molti anni da quando anche da noi questi erano i valori. La Rivoluzione francese, per loro, potrebbe essere un incidente di percorso. L’uomo è sempre stato così, mi sembra di sentire, e adesso ci si mettono anche gli ambientalisti catastrofisti, quando, parliamoci chiaro, la terra ha sempre fatto i capricci (già il solito: “parliamoci chiaro” o “nessuno vi ha detto che …”). Ma questi sono la parte dei conservatori, esplicitamente di destra. Gli altri quelli “no Nato no Putin” di sinistra, aborriscono queste derive e non potrebbero mai dire che sono per i muri, soprattutto rispetto all’immigrazione, ma in fondo anche nel conflitto ucraino. Non potrebbero mai utilizzare questa parola, si sentirebbero profondamente offesi, devono cercarne altre per dirlo. Le narrazioni non mancano, anche quelle poetiche: come il richiamo alla famosissima e iconica “imagine” di John Lennon, che sogna un mondo senza armi. Sono richiami da tenere come perle preziose, da conservare con amore dentro di noi, ma che, come “non si danno le perle ai porci” (modo di dire che non mi appartiene ma che cito come meme), non vanno utilizzate per darle in pasto ad altre istanze profonde che stanno dentro di noi. E tutto sommato non hanno torto quelli di destra quando parlano di ipocrisia di questa parte politica, auto dichiarata progressista. E non è del tutto fuori luogo anche la critica sulla pretesa dell’assoluto monopolio dell’attribuzione di valori morali da parte della sinistra alle cause che loro individuano come non moralmente giuste. Ma non per abbandonare i principi morali a cui credono abbandonandosi ad un indifferente cinismo, tutt’altro; solo perché bisogna avere il coraggio di dedicare la propria vita ai principi di libertà in relazione ai principi morali in cui crediamo, essendo consapevoli della relatività di tali nostri principi morali. Poi, ovviamente, in virtù di questa consapevole relatività, cercare un dialogo, senza rinunciare a difendere i propri valori solo per convenienza.

Difficile equilibrio, ma dare un senso alla vita non è mai stato facile, mettiamocelo in testa.

E non mi dilungo sulle note giustificazioni tecnico economiche sui “muri”, del tipo, nel caso dell’immigrazione: “non possiamo prenderli tutti”, “aiutiamoli a casa loro” (quando la casa loro ci serve per farci stare meglio di loro. Perché in questa incoerenza, tutti pari siamo, compreso gli espliciti propugnatori di muri. E pensiamo tutto, come se avesse un senso, sentendoci tutto a fasi alterne. Dipende chi incontriamo al bar. Un giorno il sentimento di indifferenza verso ciò che succede al di là della cortina, per poi pensare a fare il blocco navale contro le persone che vogliono immigrare, poi vorrebbero il pugno di ferro non capendo che non sarebbero competitivi con i torturatori delle carceri libiche, fino al dire non dobbiamo illuderli sul benessere che troverebbero in Italia, sentendosi magari buoni per questo proposito di maggiore trasparenza e verità. Per favore un altro quartino di bianchetto.

Trasparenza per trasparenza, però, andrebbe detto che in Ruanda, come in altri paesi africani, i gruppi armati islamici sono finanziati da agenti russi o cinesi, che poi intervengono a reprimerli per poter dimostrare ai governi africani il loro contributo all’ordine, al contrario degli occidentali, già da tempo sfruttatori. E questi gruppi islamici entrano nei villaggi, uccidono, dicono alle madri che dopo una settimana tornano e vogliono tutti i loro figli altrimenti li ammazzano e le madri dicono ai figli di scappare verso l’Italia, perché là sono tutti figli di Papa Francesco e ti accoglieranno con il Vangelo in mano. Ecco, forse hanno ragione i “propugnatori espliciti di muri”. Ma dimenticano di dire la cruda e amara verità: “Non siamo figli di Papa Francesco. Anzi. Non venite. Non vi accogliamo con il Vangelo in mano”.

Le giustificazioni tecniche ed economiche nel caso ucraino e nell’imporre un negoziato che ponga un muro, attraverso la minaccia di bloccare gli aiuti militari (mantenendo quelli umanitari: il ben noto modello della carità occidentale) non vale la pena esplicitarle, se non per citare un’ennesima contraddizione. Molti sono parimenti contro all’egemonia economica occidentale, che ha perso l’anima mercificando tutti e tutto, al punto da volere una cortina di ferro e una pace altrettanto armata per poter commerciare meglio, avere bollette meno costose, quindi continuare a godere del benessere economico goduto dal sistema di mercificazione dell’egemonia americana. E chissà perché mi suonano in testa le parole di Vasco “Voglio dare un senso a questa vita quando questa vita un senso non ce l’ha”.

 

(9 aprile 2023)

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