di Daniele Santi #MatteoRenzi twitter@gaiaitaliacom #Politica
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Non ha nemmeno fatto in tempo a dire “Me ne vado” che, oltre agli insulti di amici, nemici, avversari, e tessere numero uno del PD direttori di testata (ed ex direttori) inclusi, si sono scatenati i sondaggisti: il partito di Renzi vale il 3,4% e toglie il 2,8% al PD gridano tutti.
In realtà più che gridarlo lo statisticano con sondaggi: uno di EMG per Agorà ripreso da Repubblica, vede la Lega al 33,1% in calo, il PD che perde 2,8% al 20,2% e il M5S al 18,5%, con tutti gli altri a scalare – Fratelli d’Italia e Forza Italia attorno al 7% e, finalmente, il partito di Matteo Renzi al 3,4%.
Sono intenzioni, o meglio sarebbero, intenzioni di voto che fanno pur lavoro, audience e vengono richieste dai programmi televisivi per veicolare al meglio le teorie delle quali sono portatori conduttori, reti e produzioni, perché in questo paese ogni respiro è una testata giornalistica, ogni testata giornalistica è un partito politico, ogni conduttore un capo di governo.
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Come andranno davvero le cose col nuovo partito di Renzi, o meglio come potranno andare le cose col nuovo partito di Renzi, lo capiremo solo dopo la Leopolda di ottobre quando si vedrà chiaramente di che spina dorsale è dotato il progetto politico, di quali idee, e quali forze. E si capirà infine, last but not least, quale capacità di svuotamento delle altre forze politiche il partito di Renzi sarà capace.
Nel frattempo, qui lo dico e qui lo nego, occhio ai movimenti del PD. I pericoli per il governo non vengono da Renzi, vengono dal PD.
(19 settembre 2019)
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