di Giancarlo Grassi #Lopinione twitter@gaiaitaliacom #Politica
“Dialoghi sulla Democrazia. Nascita della Repubblica”, il 26 maggio “L’eredità della guerra partigiana nella Repubblica” con Filippo Focardi
La rassegna “Dialoghi sulla democrazia. Nascita della Repubblica” promossa dal Comune di Rimini - con il coordinamento scientifico... →
Dopo i disastri di Matteo Salvini ecco pronta la svolta neo-putrescente della Lega di Salvini o Zaia che dir si voglia che, stanca dei fallimenti su scala nazionale, imbraccia nuovamente il fucile filoveneto della indipendenza del Nord, dimenticandosi che a bloccare in parlamento le richieste di autonomia di Emilia-Romagna e Veneto è stata proprio la Lega.
Siamo al nuovo già putrefatto. Così che tocca informarvi, come già ha fatto La Stampa con i suoi lettori, che il nuovo [sic] corso della Lega a direzione collegiale che prevede lo sganciamento dal gruppo sovranista a Bruxelles, con tanto di saluto alla bionda Le Pen, l’orginale, non la sua urlante imitazione dalla Garbatella, e pare anche a quelli di Visengrad, ma non si sa perché lì ci sono altre storie che vanno ad incidere nel filo-putinismo e su altre storie sulle quali la storia – speriamo prossima ventura – farà ampia luce.
Il prossimo gruppo al quale approdare potrebbe essere quello dei Popolari Europei, ma per un lungo periodo la Lega in Europa potrebbe rimanere nella terra di nessuno, o degli scappati di casa, perché le trattative potrebbero durare a lungo, visti anche i buoni esempi lasciati dal buon Salvini. Succede infatti che la strada per i Conservatori sia già bloccata dalla presenza di Fratelli d’Italia (l’Italia si pesta) di Meloni e camerata. Scrive La Stampa:
Chiusura sala da gioco a Riccione (RN), Tar Emilia concede risarcimento parziale: “Legittimo solo per l’effetto espulsivo”
Il risarcimento è legittimo solo per l'impossibilità di ricollocare l'attività nel territorio del Comune e non per la... →
Se vuole candidarsi alla premiership del centrodestra e non trovarsi contro la Bce, le Cancellerie europee del Vecchio Continente, oltre alla finanza che decide il corso dello spread e l’acquisto dei titoli italiani, il leader del Carroccio deve darsi una regolata. E quale migliore scudo del Partito Popolare europeo. Silvio Berlusconi glielo dice da anni, Giancarlo Giorgetti idem. In una intervista a Repubblica ha detto chiaro e tondo che a decidere in che gruppo transitare non saranno i parlamentare europei ma lui e Salvini. «Stiamo facendo le opportune valutazioni politiche. Siccome non siamo completamente tonti, ragioniamo», ha spiegato Giorgetti.
La faccenda si fa complicata perché Salvini su Merkel, sull’Europa e sui Popolari Europei ne ha dette di tutti i colori senza risparmiarsi, come è costume di quelli che “non siamo completamente tonti”, così toccherà stare alla finestra. E’ noto del resto che la Lega si è astenuta sulla mozione di condanna contro Lukashenko che ora Giorgetti taccia di “errore madornale” come se lui mentre la Lega votava a Bruxelles facesse parte del PD.
La dichiarazione fa un po’ ridere perché Giorgetti, nella Lega, è il responsabile esteri. Così come fa sbellicare il timore che Salvini sia incapace dell’inversione a U necessaria. Pur di stare dove sta l’uomo è disposto anche a guidare a sinistra (dato che dai comunisti pro liberalizzazione della marijuana viene)…
Insomma non mancheranno le cose da mettere a posto. A riuscirci.
(27 settembre 2020)
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