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Matteo Salvini: “Entro 10 anni prima produzione da nucleare” perché lui è già “oltre” il Ponte sullo Stretto

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di Giovanna Di Rosa

Perché lui è già molto oltre il Ponte sullo Stretto, così oltre che non lo nomina se non nelle occasioni che servono, ed è già lanciato verso nuove mirabolanti avventure condite da verbalmente funambolici progetti: lui è Matteo Salvini, ministro e vicepremier che da Cernobbio lancia la sfida dentro la quale voi umani nemmeno avete il coraggio di guardare e lancia il suo futuro: “Entro 10 anni prima produzione da nucleare”.

La previsione non va nemmeno presa in considerazione, in quei termini, e questo lanciatore seriale di proposte pubblicitarie ad uso propaganda personale e del suo partito lo sa, tuttavia vale la pensa soffermarsi su alcuni dettagli: il tempo medio di produzione di una centrale nucleare è di 9 anni e otto mesi. Quelli bravi bravi ne impiegano poco più di sette.

Dunque considerando che il governo Meloni suonerà la prima nota (stonata) sulla questione il prossimo 21 settembre quando il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, convocherà istituzioni e imprese per la prima riunione della “Piattaforma nazionale per un nucleare sostenibile”; considerando i tempi per le decisioni e gli appalti in Italia, l’approvazione possibile, preparazione dei plastici e dei progetti miniaturizzati inclusi, potrebbe avvenire tra un paio d’anni; anche ammettendo che coloro che costruiranno il satanico strumento siano velocissimi e impieghino sette anni e poco più, metti i collaudi e gli allacciamenti e tutto ciò che servirà – mettiamoci dentro pure l’armonia cromatica della struttura e il collaudo dei cessi – i dieci anni vaneggiati da Salvini sono già ampiamente superati.

Poi ci sono questioni politiche, ma non ci vorremmo addentrare in piccolezze come il referendum nel quale gli Italiani hanno scelto di dire NO al nucleare. Non vorrete che gli Italiani siano anche ascoltati, considerando chi votano, no?

“Poniamo il massimo della attenzione alla fissione di quarta generazione (reattori che sono ancora allo stadio di prototipo reattori sono ancora allo stadio di prototipo, esperimento e dimostrazione, e che non verranno commercializzati prima del 2030, ndr), che significa anche la valutazione degli small reactor, nell’arco di dieci anni una opportunità per il Paese”, ha detto il ministro a una Cernobbio orfana di Meloni in altre faccende affaccendata; “in particolare, si punta allo sviluppo di tecnologie a basso impatto ambientale e a elevati standard di sicurezza e sostenibilità”. Insomma un progettone. L’ennesimo progettone.

Ma Salvini vuole stupire e conferma la costruzione del Ponte sullo Stretto in un paese in cui si incendiano aeroporti come cerini e le strutture sono fatiscenti, perché la sua costruzione “è un dovere morale nei confronti di milioni di italiani” e “sarà un volano di sviluppo non solo per Sicilia e Calabria” oltre a diventare “un attrattore di cervelli dall’estero in Italia” – e il Forum Ambrosetti di Cernobbio fu percorso da un brivido – “il mio” ha chiosato Salvini “è un ottimismo fondato su numeri e dati e sulla convinzione di avere un sistema economico che più di altri si adatta alle crisi”.

Capito? Per quello lo avete votato. Per sperimentare il “sistema economico che più di altri si adatta alle crisi”. Non per lo sviluppo dell’Italia che racconta insieme ai suoi alleati in campagna elettorale. Poi la garanzia che è anche obbiettivo: “Avviare i cantieri nel luglio del 2024” questo se dopo le Europee il governo Meloni sarà ancora in piedi; solo in caso di terremoti capiremo perché non ha detto “avviare i cantieri a maggio 2024”.

 

 

(3 settembre 2023)

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