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Omofobia a Rimini. Nuova udienza e Arcigay parte civile. Procedimento rinviato al giudice collegiale

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di Rimini, #LGBTIQA+

Il 7 luglio si è tenuta presso il Tribunale di Rimini una nuova udienza sul caso di omofobia e stalking da parte di T.A. e la figlia, vicini di casa di M.M. . Ogni mattina che il M. usciva di casa per recarsi al lavoro il T.A. e la figlia si prendevano la libertà di ricoprirlo di infamie ad alta voce con offese omofobiche, per oltre un anno e mezzo con cinico disprezzo della dignità umana e della rispettabilità della persona.

Arcigay Rimini si è costituita parte civile a tutela della comunità LGBT della città seguita dall’avvocato Christian Guidi del foro di Rimini. È stata accolta la questione sollevata dalle parti civili riguardo la composizione della corte, al momento monocratica ma che diventerà collegiale per via della gravità dei reati contestati cioè reati di natura discriminatoria e razziale.

L’omotransfobia infatti altro non è che una delle tanti manifestazioni del razzismo, come sostenuto da varie sentenze europee e internazionali non ancora riconosciute in Italia. A sostegno di questa tesi avrebbe testimoniato la presidente dell’ANPI Provinciale, Giusi Delvecchio, ma la corte ha ritenuto di non ascoltarla.

Si tratta di un collegamento essenziale da riconoscere nella nostra giurisprudenza proprio ora che il disegno di legge Zan contro l’omotransfobia rischia di non vedere mai la luce sotto il fuoco incrociato della destra più bigotta d’Europa e di fake news prese per vere con penosa superficialità.

La domanda fondamentale che bisogna porsi per comprendere il fenomeno omofobico infatti è per quale ragione il T.A. si sia sentito in diritto e nella libertà di infamare e umiliare con tanta metodica regolarità una persona innocente, che nient’altro voleva se non vivere liberamente e serenamente la propria vita e i propri affetti. L’assenza di un reato di omofobia è ciò che ha dato questa falsa idea al T.A., come a molti altri che esercitano discriminazioni, infamie e violenze ai danni di giovani innocenti.

È urgente che lo Stato prenda posizione chiaramente, attraverso il Parlamento o attraverso l’innovazione della giurisprudenza che tante volte ha avuto la forza e il coraggio di fare ciò che la politica non è riuscita a fare. È ora per l’Italia di entrare tra i Paesi democratici che attivamente condannano le discriminazioni e che difendono le proprie minoranze dalle violenze e dagli abusi.

 

(7 luglio 2021)

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