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Con l’eccessiva enfasi data a suoi mal di pancia Carlo Calenda perde credibilità

di Giovanna Di Rosa #Politica twitter@gaiaitaliacom #SiamoEuropei

 

Negli ultimi giorni Carlo Calenda ha dato vita a dei piccoli show personali ad uso della presentazione del suo nuovo partito, che non gli sono riusciti particolarmente bene. In particolare il suo mea culpa del 24 ottobre scorso, quello in cui recitava “Mi vergogno di aver fatto parte del Pd e di aver lavorato con Renzi”, sembra gridata troppo forte, troppo male e a caso per riuscire anche ad essere credibile o efficace che dir si voglia.

Apprezzo Carlo Calenda proprio per la sua dote naturale di non mandarle a dire, per questa sua franchezza un o’ burbera che trovo efficacissima ed intelligente quando arriva puntuale a contrasto di una tesi palesemente sbagliata, di grossolani errori, ma in questi ultimi giorni la sensazione è che gli attacchi siano un po’ scomposti, poco efficaci, poco utili e mirati ad una visibilità del suo nuovo partito – la cui presentazione sarà tra un paio di settimane – è leggermente esagerati nel senso di un salvini’s style del quale Calenda non ha certo bisogno.

Sarebbe molto più credibile se, e capiamo la necessità di posizionamento dopo che Matteo renzi lo ha clamorosamente bruciato sul tempo, cominciasse a picchiare duro come sa fare su temi specifici e sui numerosi errori che il PD in punto di morte insieme al M5S già morto stanno operando sui temi economici e sulle non-misure di un governo, che come tutti gli ultimi governi a parte quello di cui Calenda ha fatto parte, naviga vergognosamente a vista. Ritengo, e lo dico da persona che alle ultime europee proprio Calenda ha votato, che le sue ultime uscite troppo indignate, troppo polemiche, troppo io ero vergine e mi hanno stuprata, troppo mirate a ricostruirsi un passato – quando invece il suo partito dovrebbe costruirsi un futuro – siano in perfetta linea con tutte le inutili boutade che i politici si inventano per far parlare di loro: purtroppo per loro le corazzate salviniane in questo sono attualmente imbattibili. Serve altro.

Farebbe bene Carlo Calenda a capirlo. Anche lui.

 

 

(3 novembre 2019)

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