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Se lo Stato fa pagare un pegno per la libertà di chi ha già pagato tutto per essere libero

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di Alfredo Falletti

Aziende e privati non trovano credito presso banche e assicurazioni se non impegnandosi con il proprio patrimonio e offrendo garanzie personali e familiari ben più cospicue di quanto richiesto e facendo spesso co-obbligare altri soggetti con il proprio patrimonio personale.

E nonostante ciò le garanzie talvolta non risultano adeguate perché paradossalmente le assicurazioni non accettano come garanzia il patrimonio immobiliare.

Fatta la necessaria premessa, in questi giorni si sta assistendo ad una dimostrazione di totale mancanza di conoscenza della realtà da parte di certi “soggetti istituzionali” che sono arrivati al punto di chiedere 5.000,00 euro, una somma folle, a poveri disgraziati che già hanno pagato tantissimo per arrivare sulle coste italiane dopo mesi o addirittura un anno o due di viaggio tra violenze, stupri, soprusi e stenti. Cinquemila euro è il pegno richiesto a chi è già stato aiutato economicamente a partire da tutti i parenti in patria e magari da quelli già riusciti ad arrivare in Europa, quando non da un intero villaggio che aiuterà a sua volta una volta sistemato; un pegno, altro che fideiussione, per poter scongiurare di esser trattenuti in quei lager definiti CPR dove invece finiranno quelli che non hanno la possibilità di pagare una somma che per tutti loro è un miraggio, una cifra che in patria quasi nessuno riuscirebbe a guadagnare in tutta una vita. Cinquemila euro che nessun terzo potà pagare per conto del migrante colpevole di essere migrante richiedente asilo presupponendo, quindi, che questi riesca a trovarla scavando tra le aiuole del CPR oppure vincendola alla lotteria.

Una fideiussione. E’ ridicolo e crudele il termine attribuito ad un autentico pegno per la libertà – che verrebbe incamerata dallo Stato se il richiedente asilo dovesse rendersi irreperibile come se una simile prospettiva potesse dissuaderlo dal cercare comunque di raggiungere al più presto la destinazione finale, la libertà. O la famiglia.

Si tratta, naturalmente, di dissertazioni puramente teoriche perché nessuna banca, nessuna compagnia assicuratrice si assumerà mai un simile rischio e il solo aver proposto questa surreale soluzione come questa dovrebbe far riflettere seriamente tutto il sistema Paese sulla qualità della nostra politica. I migranti, già definiti “carico residuale” dal Ministro Piantedosi, tali diventeranno: pigiati nei lager CPR in attesa del disbrigo delle pratiche per il loro trasferimento altrove. Carne umana da movimentare come bestiame con l’autoassolutorio ipotetico benestare del popolo italiano che nell’immaginario di qualcuno ha votato e ha dato mandato a gestire la situazione migranti. Non è mai stato chiarito se tale ipotetico mandato riguardasse sistemi fallimentari o iniziative fantasiose di manifesta crudeltà mentale come permettere la permanenza sine die negli hotspot pieni dieci/dodici volte in più rispetto alla massima capienza.

Al mefistofelico Zio Giulio probabilmente sarebbe anche sorto il dubbio che al di là di teorie e proclami, far leva sui parenti in patria o in altri Paesi che possano spedire il denaro necessario quale pegno per la libertà tutto sommato sarebbe anche da non sottovalutare, ma lo fanno già in Libia e la civiltà lo chiama ricatto. Non è che puoi replicarlo. Ci sarebbe poi un dato importante da considerare: nel solo 2022 le rimesse degli immigrati residenti in Italia verso il proprio Paese ammontano complessivamente ad oltre 8,5 mld di euro. Vuoi vedere che la mente geniale di chi ha partorito l’idea della fidejussione che ti fa migrante di serie A (perché aiuti l’Italia a fare cassa) pensa che questi poveracci possano godere [sic] dell’aiuto di amici e parenti in patria?

Dato che la nostra cassa piange e i nostri conti languono, spremere qualche milione a questi “ricconi” non sarebbe male. Ci penserà l’Unione Europea che già ha fatto sapere, con il consueto linguaggio, che questa storiaccia è irricevibile.

 

 

(26 settembre 2023)

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