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E poi, Signora mia, ci sono quelli del “buon senso comune” e del “lo pensa la maggior parte degli italiani”

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E poi, signora mia, non è che si possa discutere tanto con quelli là perché loro sono quelli che ragionano secondo il “buon senso comune”, comune solo a loro probabilmente, ma venduto come se fosse la cosa più ovvia da pensare in pieno stile brain-washing in onore a Rampelli che sembra scomparso (non che si rimpianga) e, a conferma del “buon senso comune” chiosano con il solito “lo pensa la maggior parte degli italiani” lanciato così, come un sasso nello stagno, solo che quello va a fondo e questi ristagnano.

Chi sono? Ce ne sono tanti, cambiano cognome ma sono sempre gli stessi. Si clonano uno dopo l’altro perché tanto qualcuno che nel “buon senso comune” ci casca lo trovano sempre. Basta ripetere a pappagallo ciò che qualcuno ha già detto prima sortendo un certo effetto, e rimaneggiarlo affinché sembri farina del loro sacco. Se poi ci metti una splendida operazione di marketing o alcune corazzate televisive puoi star certo che il tuo effetto lo crei. E’ questione di alleanze giuste. Così che si tratti di un giornalista televisivo, di un generale, di un antipatico autore di un libro su un crimine orribile, di un politico che dopo avere fallito su tutti i fronti si ricicla e sembra una vergine appena uscita da un libro ad usum puellarum o di un altro miracolato qualsiasi, basta appellarsi al “buon senso comune” e al “lo pensa la maggior parte degli italiani” e il gioco è fatto.

Quale sia il “buon senso comune” e che cosa pensi “la maggior parte degli Italiani” è sconosciuto persino a loro ai quali, degli italiani, non frega una beata minchia. Ciò che vogliono è lanciare la loro fregnaccia, a volte pagine di roba simile in completo contrasto con certe aderenze ad un ordine costituito, una gerarchia o un ordine professionale, e sperare che la fregnaccia in questione faccia il suo mestiere. La marcia su Roma è lì ad insegnarlo. Prima o poi il momento viene. E “buon senso comune”.

 

 

(30 agosto 2023)

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