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OIL&GAS a Ravenna. Lettera aperta di Maritria Coi:“Cronaca di una morte economica annunciata. Occorre un tavolo di confronto, serve chiarezza politica”

di Redazione #Ravenna twitter@bolognanewsgaia #Romagna

 

Maritria Coi, Segretario generale FILCTEM Emilia Romagna, invia una lettera aperta sulla situazione della OIL&GAS di Ravenna che pubblichiamo di seguito.

Ancora una volta si consuma una tragedia che ha i colori della farsa, per chi crede in una transizione energetica seria che passi dal metano: prima con il blocco per 18 mesi delle attività di esplorazione in mare, e ora con il voto in commissione sulla proroga allo stop.

A Ravenna si estrae metano da almeno 50 anni, garantendo standard ambientali e di sicurezza tra i più alti al mondo. Abbiamo forse deciso di non estrarlo più? Assolutamente no.

Abbiamo solo deciso che lo si estrarrà sempre dallo stesso bacino, ma dalla costa di fronte, dalla Grecia e dall’Albania, con la stessa direzione di ENI, magari con gli stessi tecnici italiani bravi e competenti, ma con un indotto meno tutelato e più a buon mercato.

Per il prossimo decennio, il metano sarà la fonte energetica disponibile più pulita e ne occorrerà ancora di più. Quindi, cosa ci guadagna l’Italia con politiche cieche come questa?

Ancora non riesco a capirlo, ma sono in grado di immaginare cosa ci rimetteranno il settore chimico e tutto l’indotto che vi ruotano intorno,  e quali saranno le ricadute economiche per le imprese energivore italiane. Per trasportare il gas, che importeremo da Russia e Libia, ne disperderemo lungo il tragitto circa il 30%, con conseguenti emissioni in atmosfera di CO2: altra scelta incoerente e dannosa per l’ambiente.

Quella che si sta realizzando a Ravenna, per il suo territorio e per 10 mila lavoratori e le loro famiglie, in un settore all’avanguardia anche dal punto di vista ambientale e di sicurezza, è la cronaca di una morte economica annunciata.

Il blocco delle esplorazioni ha ridotto al minimo le estrazioni in questo ultimo periodo, e sul territorio si registra negativamente la scelta di ENI di destinare altrove gli investimenti previsti su Ravenna.

Questa decisione politica non fa bene ai lavoratori, neppure alle imprese, tanto meno all’ambiente.

Occorre chiarezza politica, piani strategici per progettare seriamente il futuro energetico del paese, con coerenza e competenza.

Occorre un tavolo di confronto, che tenga insieme sviluppo e buona occupazione, ricerca e formazione continua.

 

(17 febbraio 2020)

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